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A 1939 anni dall’eruzione, nuove scoperte di rilievo internazionale nel Parco Archeologico di Ercolano

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Ercolano. Aspetti unici circa gli effetti del calore sui corpi delle vittime dell’eruzione del 79 d.C.: ecco cosa svela l’indagine condotta da un gruppo di ricerca della Federico II guidato dall’antropologo Pier Paolo Petrone. Dunque, il Parco Archeologico di Ercolano continua a essere terreno di sperimentazione e ricerca multidisciplinare con studi di rilievo internazionale, al punto di essere pubblicati, come in questo caso, sulla prestigiosa rivista PLOS ONE.

L’analisi si è concentrata sui resti degli scheletri di oltre 300 ercolanesi ritrovati nell’area dell’antica spiaggia, colti nell’attimo del loro disperato tentativo di fuga.

Le indagini per la prima volta hanno mostrato la eccezionale preservazione di residui minerali ricchi di ossidi di ferro sulle ossa e negli strati di cenere. La presenza di questi prodotti testimonia la rapida vaporizzazione dei tessuti e dei fluidi corporei dopo la morte, a causa dell’impatto con le nubi di cenere e gas a temperature di almeno 500° C. Gli straordinari risultati ottenuti dai ricercatori napoletani evidenziano la portata degli effetti termici associati alla deposizione dei flussi piroclastici a distanza considerevole dal vulcano, anche nel caso di persone riparate all’interno di edifici.

Lo studio “A hypothesis of sudden body fluid vaporization in the 79 AD victims of Vesuvius” vede come autori Pierpaolo Petrone, Piero Pucci, Alessandro Avergara, Angela Amoresano, Leila Birolo, Francesca Pane, Francesco Sirano, Massimo Niola, Claudio Buccelli e Vincenzo Graziano.

Il direttore del PaErco, Francesco Sirano, sottolinea come la nuova vita autonoma del Parco Archeologico di Ercolano abbia dato nuova linfa alla costruzione di una rete sempre più vasta di ricercatori e scienziati mondiali attratti ad Ercolano da stimoli eccezionali e da un contesto applicativo unico al mondo.

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