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“Sigaro, politica e libertà”: storia di una politica intesa come impulso vitale, storia di Roberto Giachetti

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«Vita e politica, o meglio vita politica, un tutt’uno condito di pochi e gelosissimi momenti intimi» (pag. 7) è la frase di una delle prime pagine di “Sigaro, politica e libertà”. Roberto Giachetti lo premette, nel libro in cui, tramite Alberto Gaffuri, si racconta: in lui c’è l’impossibilità di concepire l’esistenza in modo diverso. Ecco perché la sua non è una biografia, né è un sunto della carriera politica. E’ la storia della sua vita, una vita che non trova separazione tra pubblico e privato. Il libro (2018, pp 106, Rubbettino Editore) è a metà strada tra un romanzo e una lunga intervista. Roberto, il protagonista, è un romano di Roma, uno che va in moto piuttosto che in auto blu, uno che urla “Forza Roma!” dalla tribuna Tevere con i figli, uno che, pagina dopo pagina, parla del Partito Radicale, dei suoi anni coi Verdi, con la Margherita, del suo sì al Pd, della sua candidatura a sindaco della Capitale, dei suoi digiuni in nome di una causa e di tanti altri temi, senza mai tediare con racconti troppo lunghi e articolati: è una storia breve, profonda ma condita con leggerezza, sembra essere volutamente essenziale. Si parla di Roberto, di quello di cui Roberto sente la necessità di dire e nulla più. Sono superflui aspetti eccessivamente privati, traspare al lettore la fatica di Giachetti già solo nel raccontare della perdita del padre e del momento in cui è avvenuta.

Nel libro si trovano anche ricordi di episodi dal forte clamore mediatico in cui l’uomo politico, o meglio il politico uomo, si è ritrovato. E non mancano commenti a questi episodi. Commenti dati con la lucidità di chi guarda ormai da lontano e sente più il bisogno di esprimere le sensazioni provate in quei momenti, che trovare giustificazioni o attaccare chi lo ha attaccato: «Non querelo mai nessuno», sottolinea Giachetti. «L’unico strumento che ho per proteggermi da chi mi ha fatto un torto, o pensa di farmelo, è non rendermi disponibile nei suoi confronti» (pag. 27).

E’ il racconto di una vita fatto in modo attuale, dove vengono riportati anche post di Facebook, come a sottolineare che oggi la comunicazione coi media e con le persone non può prescindere dai social. Ma è anche un racconto in cui emerge il bisogno di un’umanità diversa, il bisogno di incontrarsi, toccarsi, di fittare un pullman e andare in mezzo alla gente a sentire le loro opinioni, a guardarsi occhi negli occhi.

Il libro, scritto in modo chiaro e scorrevole, lontano da ogni forma di politichese, è un modo diverso di raccontarsi e farsi raccontare, ma soprattutto è un modo originale per raccontare la politica come energia, come slancio vitale.

Abbiamo incontrato Roberto Giachetti a Ercolano, presso “Le Scuderie di Villa Favorita”, durante la presentazione del libro, con lui il sindaco, Ciro Buonajuto, il segretario e consigliere cittadino Pd, Piero Sabbarese, il capogruppo Pd di Napoli, Federico Arienzo e la consigliera Pd di Portici, Florinda Verde.

Ecco le parole di Roberto Giachetti ai nostri microfoni… (Guarda il servizio, ascolta l’intervista)

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